Omaggio a Vito Liverani

Vito Liverani è stato per me un incontro eccezionale. Per essere tale, un incontro ha bisogno di un’unica condizione: l’eccezionalità dell’interlocutore. Non c’è modo di sfuggire a questa regola. Un interlocutore scialbo non accenderà nulla, né i tuoi sentimenti né le parole che gli dedicherai.
L’ho incontrato più volte, a distanza di tempo. Ho riscoperto sempre lo stesso Vito, un uomo carico di energia come pochi altri, anche se adesso gli anni sono molti e forse, certe mattine, troppi.
Ora che il libro è pubblicato e va per la sua strada, ogni tanto mi tornano in mente alcune sue frasi. Per esempio quelle che ha dedicato alla madre, suo grande amore, o al lavoro, che è stata la sua missione. E questo ricordo mi nutre, come ha fatto lui quando ci siamo seduti in agenzia a parlare; o meglio, io mi sono seduto, lui continuava ad alzarsi, passeggiare, gesticolare, aprire e chiudere cassetti, tornare a sedersi ma solo temporaneamente. L’ultima volta è stato poco prima che svuotasse i locali per cedere l’intero archivio (tre milioni di negativi: più di una vita) alla Rai.
Oltre a una lunga, bellissima intervista che rappresenta una piccola biografia, la prima dedicata al più grande fotografo di boxe che l’Italia abbia avuto, geniale creatore e gestore di agenzie fotogiornalistiche (Olympia fotocronache e poi Omega fotocronache), Vito ha voluto donarmi una selezione di immagini per Sotto quelle luci. Hanno tutte per protagonista Duilio Loi, il campione che Vito ha ritratto con più passione e intensità. Fotografie stupende, che sarebbero irrealizzabili oggi, quando tutto, compreso un altare sacro quale è un ring, è affollato di pubblicità e colori. Fotografie naturalmente in bianco e nero, che coprono, testimoniano cinquant’anni di amicizia e litigi e furore per quell’amore viscerale che chiamiamo boxe.
Grazie Vito.