Gli indisciplinati (2019)

ISBN 978-88-88269-60-3
Pagine 560
Fucina, 2019
Il libro

Mezzo secolo fa, in una manciata di anni compresa fra il 1957 e il 1959, cinque giovani piloti della Ferrari persero la vita a bordo della loro auto. I loro nomi vivono ancora oggi nella memoria di alcuni e nell’immaginario di molti. Si chiamavano Eugenio Castellotti, Alfonso Portago, Luigi Musso, Peter Collins, Mike Hawthorn. Erano bravissimi, migliori delle loro macchine. Erano spavaldi, snobbavano la paura. Un’Italia insaziabile di eroi li venerava, attendendoli per ore ai bordi delle strade. Loro sfrecciavano come missili, rischiando semplicemente tutto al volante di un mezzo assai più potente che sicuro, lanciando l’auto verso quel punto di rottura che non apparteneva al motore ma alla somma di circostanze che siamo soliti chiamare fatalità. Questa ricerca di un contatto con la sorte, la corsa a trecento all’ora dietro all’imprevisto, conferiva loro un’aura preziosa e inimitabile, li staccava da terra e li rendeva visibili alle folle. E alle folle apparivano anche belli, oltre che dannati. Superbe donne li circondavano, per essere amate e abbandonate, ma in ogni caso per conquistarsi un cenno biografico a margine delle loro vite. Nel contemplare la loro fortuna e la loro bellezza, ma soprattutto nel valutare il prezzo di follia pagato per averle, gli spettatori trasformavano l’automobilismo in uno sport di massa: perché la distanza della normalità della gente da tutto ciò rendeva la vita quotidiana degli esclusi perfettamente comprensibile, abitabile, condivisibile. Pure, i cinque giovani eroi ebbero una loro vita quotidiana, così come gli incidenti che li condussero alla morte hanno una spiegazione tecnica. Di questi retroscena, e non d’altro, parla il volume che avete tra le mani. Che non tenta soltanto un’accademica ricostruzione del lato umano dei piloti, né si limita a investigare sulle dinamiche di quelle sciagure. Cercando le tracce delle persone fra le macerie dei personaggi, Gli indisciplinati tenta anche di analizzare quel processo di mitizzazione che nel mondo dei motori creò fin dall’inizio campioni immensi ed effimeri. E si interroga sul ruolo che nella costruzione/distruzione di tali fragili dèi ebbe il più insondabile degli uomini: Enzo Ferrari.

Indice
  • V Vent'anni dopo: la consistenza di un attimo
  • 9 Prefazione: il Vecchio, il Giovane, i Ragazzi
  • 17 Eugenio Castellotti
  • 111 Dialoghi con Tavoni: L’amore
  • 129 Alfonso Portago
  • 225 Dialoghi con Tavoni: La sorte
  • 241 Luigi Musso
  • 329 Dialoghi con Tavoni: La guerra
  • 347 Peter Collins
  • 419 Dialoghi con Tavoni: L’amicizia
  • 437 Mike Hawthorn
  • 507 Dialoghi con Tavoni: La solitudine
  • 521 appendici
  • 523 L’incidente di Castellotti
  • 527 Luoghi
  • 530 Fonti
  • 532 Bibliografia
  • 534 Indice dei nomi
Quotes

Modena, 2 dicembre 1956. Enzo Ferrari presenta le macchine e i piloti per la nuova stagione di corse. Oltre alla monoposto Campione del Mondo, ha cinque corridori giovani, belli, di sicuro talento e con un lampo vincente negli occhi. Un giornalista li battezza “Ferrari Primavera”: sono la generazione destinata a cambiare il volto della Formula 1. Invece in due anni saranno tutti morti, e tutti al volante di un’auto. Si chiamavano Eugenio Castellotti, Alfonso Portago, Luigi Musso, Peter Collins, Mike Hawthorn. Questo è il racconto di come arrivarono in cima al mondo, per poi precipitare tragicamente.
Frutto di un lungo e accurato lavoro di ricerca e di molte interviste ai testimoni, in primo luogo all’allora braccio destro di Ferrari, Romolo Tavoni, Gli indisciplinati narra una storia inedita. Con un linguaggio filmico, privo di pudori e ricco di flash back, Delli Carri rende la lettura avvincente anche per chi non è un appassionato di automobili.

Reviews

«Il romanzo della F1 che non c’è più».
Benny Casadei Lucchi, Il Giornale

«Stupendo».
Carlo Cavicchi, SportAutoMoto

«Un avvincente piglio narrativo».
Mimmo Stolfi, Genteman

«Sapiente miscela di saggio e romanzo, è una storia insieme bellissima e tragica».
Alessandro GiudiceSette

«Il libro corre via veloce, sempre più veloce, e non c’è modo di frenarsi nella lettura. Non è suspense da giallo, ma la carica continua d’inarrestabilità di quel che ti aspetta nella pagina seguente. Proprio come in un Gran Premio».
Marcello Sabbatini

«Il complesso lavoro di Luca Delli Carri non si limita alla cronaca sportiva del periodo, né alla meticolosa ricostruzione degli episodi fatali. Ma, con una scrittura quasi da romanzo, si addentra nelle vicende personali di figure rimaste vive nell’immaginario di molti».
Paolo Malagodi, Liberal