Gio Di Pillo

Gli amici veri sono quelli che non ti senti più e quando ti rivedi, anche dopo anni, sembra passato un giorno, un’ora. Con Giovanni era così, e ogni volta che ci risentivamo e lo coinvolgevo in un’altra iniziativa, ricominciava tutto come se non ci fossimo mai lasciati.
Adesso che lui non c’è più, tutte queste cose mi tornano indietro come nel mare la risacca e quasi mi feriscono, facendomi sentire, già, la sua assenza.
Quando presi la direzione di un giornale e mi accorsi di doverlo, nientemeno, che rianimare perché era in arresto cardiaco, lo chiamai subito: “Giovanni?”. E lui, come faceva sempre, rispose: “Non c’è”. Poi, tra un moccolo e un finto lamento, si mise a scrivere e a organizzare.
Tutti lo ricordiamo come la Voce della Superbike, ma Giovanni è stato, prima di tutto, un giornalista di razza. Scrisse dei pezzi magnifici. Era il tempo in cui si inventò con Pelù la Mosquito’s Way. Un giorno chiamò e disse: “Ma se ti propongo una sfida clandestina in cinquantini, tu che dici?”.
Poi venne la richiesta di un podcast sui re della Superbike. “Giovanni?”. E si fece trovare anche stavolta. In studio di registrazione incantò tutti. Era magico, al microfono. Perché ci sono stati vari telecronisti nel mondo dei motori, ma pochi hanno lasciato il segno e pochissimi hanno inventato uno stile. Lui è tra questi pochissimi.
L’ultima mattana a Misano quest’anno, Mondiale Superbike. Una diretta social. Bastava fare il suo nome e tutti ci stavano. Da Motosprint che subito ha voluto essere parte della cosa ai piloti, che accettarono tutti di partecipare. Anche Troy Bayliss, che disse: “Vengo solo per Giovanni”.
Lui arrivò il sabato mattina in macchina, la mattina presto, tra un moccolo e l’altro. Accompagnato da Cristina, come sempre. “Ma cosa mi fai fare?”. E poi via, al microfono, da professionista di razza qual era, tra una sigaretta elettronica e l’altra, un amico che lo veniva a trovare e l’altro. Lo accompagnai in una passeggiata nel paddock. Tutti che lo salutavano, lo abbracciavano, con gli occhi incantati, perché gli volevano bene. E lui era felice, come un bambino. Perché i grandi hanno, tra le altre cose, anche la capacità di entusiasmarsi propria dei bambini.
Giovanni, ci mancherai, perché per tutti noi eri un amico vero.
Cristina, un abbraccio che duri per sempre.