In memoriam – Gian Maurzio Fercioni

Fercioni era un simpatico, un signore, un duro, amava la boxe, il teatro, i velieri che ti accompagnano nei tuoi viaggi di vita.
Uno dei pochi da cui valeva davvero la pena farsi tatuare.
Ha fatto la storia ma non se la tirava, era meraviglioso di suo.
L’ultimo incontro per l’ultimo tatuaggio, nel suo studio d’inverno, la stufa Godin accesa, la sua pipa pure, poi Augusto che apre una bottiglia di champagne per onorare una vecchia promessa e beviamo tutti, lui, Gian Maurizio, Luisa e Olivia, mancava solo il cane.

Ai tempi della direzione di Riders gli chiesi di tenere una rubrica sul giornale in cui spiegasse il significato dei tatuaggi. Ne venne fuori un racconto che era il diario della sua vita: da dove veniva, perché aveva cominciato, le sue passioni.

Lo andavo a trovare una volta al mese, a casa o in studio, e lui mi raccontava. Era sempre bello.

Gli amici si ricordano all’apice, quindi in questa foto scattata da un altro amico geniale, Fredi Marcarini.